MADRE

CRITICA PER UN PRIMO STUDIO

di Michele Pascarella

“[…] In questo primo studio, Michela Lucenti crea un dispositivo semplice e al contempo intriso di mille colori che si muove senza posa, come su un piano inclinato, fra coppie di opposti: presentazione e rappresentazione, innanzi tutto, ma anche forma e informe, stilizzazione e sovrabbondanza di segni, pars construens e pars denstruens, requie e agitazione, sfrontatezza e pudore, natura e cultura, insensatezza ed esortazione, primitivismo e postmodernità, narrazione e astrazione. «Metà di te contro l’altra metà», viene detto a un certo punto, a sintetizzare un’attitudine compositiva che pone in tensione, o meglio in dialogo, tali dualismi. Punto di partenza: la volontà di compiere un’indagine scenica del tema, semplice e al contempo smisurato, dell’origine attraversando due testi del drammaturgo e poeta tedesco Heiner Müller (Mauser e Descrizione di una figura) e mediante la lente del cinema. Ed è proprio il pensiero su tale medium, tra attestazione del reale e creazione di immaginari, a costituire -paradossalmente- l’elemento più propriamente teatrale di questi materiali: tra nutrimento dello sguardo e possibilità di visione. Il dispositivo di Madre, si potrebbe forse azzardare, traspone scenicamente una cancellatura di Emilio Isgrò: elide sé stesso per permettere a un senso altro di affiorare. Come nel prologo interpretato da Maurizio Camilli con maschera da clown in stile Arancia Meccanica come nell’assolo di danza d’apertura, nel quale una  breve sequenza di passi di sapore caraibico, progressivamente si slabbra, inselvatichisce, dilania fino a divenire immobile figura vinta, protesa (vien da pensare, evocando un ulteriore riferimento  cinematografico, alla figura-simbolo de La notte di San Lorenzo dei Fratelli Taviani, un giovane Dadid Riondino a incarnare la morte del fascista Giglioli, trafitto da dieci lunghi bastoni appuntiti). Lo spazio scenico, reso ulteriormente sensibile da un sistema di microfoni che amplificano ogni sospiro, bisbiglio, tonfo, è abitato da dieci energici attori/danzatori che intrecciano lingue, consistenze ed esperienze in una giustapposizione di materiali scenici che funzionano da attrazioni atte a porre una domanda, se non a scardinare, l’assuefatta percezione del pubblico. Se dico danza a cosa pensi? Appunto. Particolarmente fecondo pare il rapporto dialettico fra ironia e tragedia: là dove il primo termine sembra essere socraticamente inteso come distanza fra il soggetto e ciò di cui tratta, la tragedia qui recupera la propria origine animale, nei termini di una prevalenza del dato puramente corporeo. […] Le vivissime figure in scena paiono esistere, o meglio accadere, innanzitutto e soprattutto in quanto soma, consistenze muscolari di tendini e nervi, di pelle e peli, prima e al di là di ogni psicologia e di qualunque psicologismo. Certi passaggi evocano il grande balletto di tradizione ottocentesca: assoli dell’étoile circondati e sostenuti dal coro di corpi degli altri ballerini, con il correttivo, qui, di proporre figure soverchiate, vinte, finanche dolenti, ben lontane dal nobile, eroico immaginario storicamente romantico che caratterizzava quel modo-mondo di intendere il fatto coreutico. L’inedita via percorsa da Balletto Civile con Madre, pur perseguendo una peculiare ricerca caratterizzata da una lettura espressiva del dramma intrisa di monté, reiterazioni e sporcature, sembra rappresentare la nuova ricerca di un’attitudine coreografica più minimale: una necessità -pare di poter affermare- non tanto o non solo pensata a tavolino, ma qualcosa che la scena stessa origina, fa scaturire, esito di una pratica coreutica che pone l’ascolto alla base di ogni agire.

Se dico danza a cosa pensi, appunto. E che cosa fai?”

How long is now?

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