l'Ala

azione di teatro fisico per sei acrobati kenioti, sei
danzatori italiani

 


BALLETTO CIVILE
l'Ala
azione di teatro fisico per sei acrobati kenioti, sei danzatori italiani
un progetto di Artificio23 e Balletto Civile
regia Michela Lucenti
disegno luci Stefano Mazzanti
in scena il Balletto Civile e gli Afro Jungle Jeegs
Teatro Eliseo / Balletto Civile / Artificio 23 e con il sostegno di P.E.P.E. produzione

 

Un muro lilla come quello di una delle sale della Hall di Nairobi, uno spazio vuoto dove un gruppo di creature si muove.
Questi uomini e queste donne italiani e africani vestiti in modo contemporaneo costruiscono azioni semplici, spoglie , continue,
danzano e la loro danza ha bisogno di mostrarsi di rivelarsi con strumenti semplici, diretti, obiettivi.
La loro danza non ha limitazioni che le impediscano di essere compresa non ha bisogno di essere tradotta, ha indipendenza e segno universale nel suo essere agita lucidamente e profondamente.
Nessun soggetto a priori se non la bellezza dello stare,
nessun modello o grande tema o folclore,
ma la poesia l’architettura di una forma che parla del presente
e nasce dalle presenze che si stagliano come una conquista primitiva, primigenia presenze che aggravate da una enorme diversità e da tutto un differente carico economico, culturale, religioso e politico provano a mettersi in relazione e cercare un ascolto che dalle differenti tecniche le ponga in un terreno di intesa a partire dal quale diviene possibile dialogare prendere posizione scontrarsi
Una danza che si fa senso perché figlia della storia personale di ognuno degli interpreti che la vivono e che cercano di aver presente che come artisti la sincerità e il coraggio ovunque, sono una conquista.
Una storia fisica fatta di storie.
La scena la immaginiamo come una scatola della concentrazione, dello sguardo
una scena che permetta una sorta di meditazione agita
che si faccia humus per far nascere un canto, per sviluppare un processo infinitamente graduale e silenzioso che conduce alla crescita  di uno spettacolo,
di un evento che parla di necessità, e di contatto esplicito tra due culture
Un pavimento dove abbia senso anche solo camminare(sabbia terra acqua erba??)
E sopra la testa un’enorme voliera dove i canarini cantano e volano
quasi liberi come noi

 

Michela Lucenti

 

BALLETTO CIVILE
QUASI LIBERI
Physical theatre actions for six kenya acrobats, six italian dancers an one hundred canaries

A project of Artificio23 and Balletto Civile
from an idea of Michela Lucenti and Leonardo Pischedda
Directed by Michela Lucenti
Light design Stefano Mazzanti
Performed by Balletto Civile and Afro Jungle Jeegs
Produced by Teatro Eliseo / Balletto Civile / Artificio 23 and  P.E.P.E. produzione

 

A lilac wall like one of the Hall’s in Nairobi, an empty space where a group of creatures moves.
These Italian and African men and women dressed in contemporary way construct simple, bare, continuous actions.
They dance and their dance needs to reveal itself with simple, directed,         
objective instruments
Their dance does not have limitations that prevent it to be understood, it does not need to be traslated, it has independence and universal sign in its being acted clearly and deeply.
No a priori subject only the beauty of being
no patterns or big topic or folklore
but the poetry, the architecture of a shape that speaks about the present
and that is born from the presences that stand out like a primitive conquest,
presences aggravated from enormous difference and economic, cultural, religious and political load,
presences that try to put themselves in relation and they look for a listening that - from their different techniques – will bring them to an understanding place where it becomes possible to talk, to take position and to meet.
A dance that becomes sense because daughter of the personal story of each of the interpreters who live it.
artists who try to understand that sincerity and courage are an achievement everywhere.
one physical story made by stories.
we imagine the scene like a box of the concentration, of the look.
a scene that allows a meditation in action.
A scene that turns itself into humus to make a song rise, to develop the infinitely gradual and silent process that leads to the growth of a show.
of an event that speaks about necessity, and explicit contact between two cultures.
A pavement where even only walking has a meaning (sand earth water grass)
And above the head an enormous cage where the canaries sing and fly
almost free like us

michela lucenti

 


 

creaturE

creatura

concerto per naufragio

battesimi

l'Ala

collaborazioni

 

Untitled Document

 

link:________________ teatro eliseo uovoquadrato