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LA IDENTITA', NAZIONALISMO, IDEOLOGIA

Appunti dalla piattaforma di lavoro DETRITI, Balletto Civile 2009

Il capitalismo contemporaneo credo non sappia esattamente dove sbattere la testa. Le grandi analisi degli esperti internazionali non riescono a restituire un quadro della situazione. Siamo stati all’interno di quei movimenti che dalla metà degli anni novanta si opponevano in modo critico al capitalismo globalizzato.  Il movimento era variegato e composto da soggetti anche molto diversi fra loro. Si è creduto a tratti anche di potere e dovere proporre una alternativa totalizzante sia al capitalismo criminale che alla faccia sana del modello neoliberale…
Ma credo che sia il capitalismo che i movimenti antagonisti si siano rivelati sempre meno totalizzanti e definibili, e si siano sempre più disgregati in molteplici aspetti.
Il capitalismo ha sicuramente una componente criminale, ci sono dei potenti che hanno giocato sporco, hanno piegato le regole del libero mercato a loro piacimento, hanno rubato, e hanno governato per impedire che nascessero degli orgasmi di tutela e di controllo… ma sarebbe sicuramente riduttivo cercare di spiegare questa crisi del sistema economico cercando dei colpevoli morali.
Assistiamo tutti i giorni sulla stampa di tutto l’occidente a questo tentativo di voler salvare il salvabile. Di certo è un tentativo rassicurante spiegare la crisi dicendo per l’ennesima volta che il sistema sarebbe sano, se non ci fossero persone cattive che se ne approfittano.
Per quanto mi riguarda il sistema non è sano indipendentemente da chi lo governa, e ad ogni modo credo irrilevanti su questo piano (e quindi retoriche e anacronistiche) queste distinzioni fra sano e malato, legale ed illegale, sicuro e insicuro.
Se qualcosa abbiamo imparato sulla nostra pelle è di non ossesionarci più per questa totalità, per questa risposta ultima ai problemi. Credo che il mondo stia andando avanti con grandi cambiamenti sociali e culturali. E che molti individui in reti di relazioni e comunità, abbiano elaborato risposte attive lasciandosi alle spalle nella pratica vecchi modelli di riferimento.
Penso alla crisi del patriarcato e al cambiamento nelle pratiche sessuali e all’evoluzione della gestione della famiglia.
Penso alla rivoluzione di internet, alla evoluzione del concetto di proprietà e condivisione delle risorse, dell’informazione e degli archivi.
Penso alle intelligenze creative e alla capacità individuale di costruirsi una coscienza critica e una identità professionale.
L’attivismo politico e culturale credo abbia dato alla luce delle possibilità concrete e pratiche di vita di cui non parla la cultura di massa.
Credo che il mondo che oggi viviamo veda opporsi una dittatura mediatica da una parte e  tante comunità e reti fatte di individui capaci di una coscienza critica e di pratiche alternative dall’altra.
Questa dittatura mediatica non credo sia pilotata da un dittatore, ma credo che abbia un modo di agire totalitario.
La cultura di massa è ideologica e credo sia utile e necessario attaccarla, chiedendosi come funziona come cambia, se cambia, e cosa determina.
Ho detto che il capitalismo è in crisi, e di brutto. Ma credo che proprio per questo stia crescendo una politica nazionalistica dove il nazionalismo si autorappresenta come pubblicità di se stesso.
Credo che il nazionalismo stia diventando una strategia di pubblicità, cioè la pubblicità per la conferma della società capitalista così come è. Con il diffondersi della cultura pop il nazionalismo è interamente spettacolo. C’è nel nazionalismo come ideologia culturale un camuffamento costante della violenza, la violenza non esiste più, non è più mostrata, tutto è appianato nel pubblicizzare un sentimento condiviso e “naturale” dove tutto deve essere percepito come divertente e popolare.
Il nazionalismo sempre più si autorappresenta come un mondo dove non ci sono più vittime, mentre nel reale xenofobia, ossessione per la sicurezza e stupidità nel senso peggiore vengono inflitte senza che il dolore si possa vedere.

emanuele braga