ossessione circolare di teatro fisico

prima della parola, prima delle sale e degli spazi teatrali, la relazione fra i corpi nello spazio, attraverso la danza e il canto.

Ci proponiamo di mostrare al pubblico uno specifico utilizzo dei corpi frutto della nostra ricerca sulle relazioni fisiche, interagendo con spazi diversi, anche non teatrali:

in boschi, grotte, fortezze, piazze, o teatri pieni di gente...

 

Nel 2008 un lungo progetto artistico guiderà il Balletto Civile.
Un titolo apparentemente unico, CreaturE,non deve fuorviare.
Questo percorso nasce dalla stessa poetica essenziale, da una spina dorsale (che abbiamo eletto a nostro logo) e si ramifica in più risultati.
Innanzitutto uno spettacolo che a giugno debutterà alla Biennale di Venezia Settore Danza e il cui titolo sarà Creatura.
L'altra parte è il progetto installativo che si propone di mostrare al pubblico uno specifico utilizzo dei corpi frutto della nostra ricerca sulle relazioni fisiche e sul canto, creando adattamenti specifici e interagendo con gli spazi che ci ospiteranno, con performance destinate a un pubblico non numeroso da ripetersi più volte.
La performance si declina in due modalità di intervento:
Una open air, pensata per l'interazione itinerante con spazi aperti come sentieri botanici, giardini e percorsi naturalistici, boschi e grotte, piazze, fortezze medioevali o ruderi, ecc..
L'altra indoor, un po' meno itinerante, che prevede l'utilizzo di spazi non teatrali come ex macelli, ex filande, ex scuole, luoghi di archeologia industriale, ecc.. o teatri disposti a farsi stravolgere in modo non convenzionale.

 

Tutto comincia con un sopralluogo.
Poi lasciamo sedimentare delle suggestioni, immagini, sonorità, e tutto quello che abbiamo visto e vissuto si mescola nelle nostre teste.
Poi ritorniamo.
E per un paio di giorni quei luoghi che che per anni, per secoli, da sempre sono stati un qualcosa diventano altro. Spostiamo l'immaginario e lo alteriamo senza nessun rispetto filologico, e con passione dissacrante attraverso un'azione itinerante, ripopoliamo un luogo di nuovi esseri viventi.
La nostra responsabilità è quella di creare un'esperienza CREATIVA autentica, misteriosa e magica, non una rievocazione storica, bandito qualsiasi supporto narrativo.
Qualche volta ci facciamo prendere la mano e compaiono nevicate e tute da sci a ferragosto, parrucche sgargianti in galere del seicento o motociclette puzzose nelle riserve ambientali.
Ma la di là degli eccessi inevitabili tutto questo richiede di procedere con disciplina.
Si tratta di essere molto pazienti rispetto alla situazione in cui ci si trova, ridurre di un bel po’ il proprio eccessivo intervento intellettuale e giungere ad un punto zero.
La semplice presenza fa il resto ed è nella sua qualità il segreto di ogni danza e canto.
Il corpo e la voce sono la vera linfa dell'azione, custodiscono un mistero, e il pubblico assiste ogni volta ad un rituale di cui è comunque protagonista.
Tempo forza e spazio sono gli elementi che danno all’azione la sua vita.
Il vero dominio del danzatore è lo spazio che egli stesso crea.
Non tanto lo spazio tangibile limitato allo spazio concreto, quanto lo spazio della dimensione danzata, immaginario e irrazionale.
Uno spazio che diventa STATO e non è puramente onirico poiché il danzatore ne fa esperienza vivente con la propria presenza e attraverso le sue azioni concrete celebra la sua unione con lo spazio immaginativo e il pubblico che condivide quest'esperienza irripetibile.

 

 

La danza ha bisogno di mostrarsi, di rivelarsi, con strumenti semplici, diretti, obiettivi. La danza non ha limitazioni che le impediscano di essere compresa, non ha bisogno di essere tradotta e spiegata dal teatro. Ha indipendenza e segno universale nel suo essere agita semplicemente e profondamente. Chi sa fare con un atto di costante volontà e il lavoro di una vita, del proprio corpo uno strumento parlante, la sua azione di danza è già essa stessa teatro. La responsabilità ricade sul danzatore-coreografo, per essere esperienza CREATIVA autentica e non mero supporto narrativo. La danza esprime la sua forma di comunicazione attraverso i mezzi dell’azione, percepiti dall’azione. Usiamo quasi esclusivamente la parola per esprimere tutti gli stati e gli stadi della nostra coscienza, allo stesso tempo abbiamo reso gli oggetti e lo spazio vivi e protagonisti di flussi di pensiero, così facendo abbiamo inibito e ridotto ai minimi termini la bellezza fisica dell’io. La coscienza spirituale cerca giustamente mezzi assolutamente diversi per esprimersi, ma dobbiamo sapere che la danza nel suo uso più nobile è il vero tempio e parola dello spirito vivente. La danza è lingua viva del congiungimento corpo-spirito. Dobbiamo guardare la danza e il canto come un’esperienza di vita agita sotto i nostri occhi, come un mezzo primigenio e ultimo di espressione e comunicazione. Quando in un uomo che danza l’emozione libera l’impulso che rende visibili le immagini ancora invisibili, allora è attraverso il movimento del corpo che queste immagini si manifestano ad un primo stadio. La danza (e di conseguenza la composizione coreografica) diviene comprensibile, popolare solo quando rispetta e conserva il suo significato relativo al naturale linguaggio del movimento proprio dell’uomo. Questo richiede di procedere con disciplina ad una sorta di meditazione agita. Si tratta di essere molto pazienti e presenti rispetto alla situazione in cui ci si trova, da questo inizio occorre sapere ridurre di un bel po’ il proprio eccessivo intervento mentale e di giungere ad un punto zero di onestà con se stessi in cui in un certo senso per paradosso si è abbastanza aperti alle proprie idee. Nella qualità della presenza è il segreto di ogni danza e canto, solo quando l’interprete sarà in grado di non allontanarsi da se stesso nell’interpretare la sua azione, cioè prenderà coscienza che è il suo vero corpo e la sua vera voce sono gli officianti del mistero della sua azione allora noi pubblico assisteremo ogni volta ad un’azione nuova e il rito sarà vivificato nell’onestà reciproca di parteciparvi puliti, sia nell’aspettativa di chi si dona sia nell’aspettativa di chi riceve. Tempo forza e spazio sono gli elementi che danno all’azione la sua vita. Il vero dominio reale del danzatore è lo spazio, poiché egli stesso lo crea. Non è tanto lo spazio tangibile limitato allo spazio concreto, quanto lo spazio immaginario, irrazionale della dimensione danzata. Uno spazio che diventa STATO e non è dimensione onirica perché il danzatore ne fa esperienza vivente con il proprio corpo e attraverso le sue azioni concrete celebra la sua unione con lo spazio immaginativo. In questo modo la danza si fa linguaggio misterico e portatore nella realtà di un viaggio al centro dell’essere. Se il processo che il danzatore fa per andare in scena è per un determinato ascolto del proprio corpo in totale lucida coscienza di tecnica e di senso, si può tendere ad una vera e propria azione politica. Una creatura parla ad altre creature con un mezzo condiviso da tutti il CORPO, e lo fa attraverso un atto pubblico comunitario, così facendo in questa condivisione getta le basi di un lavoro di carattere politico.
Michela Lucenti per balletto civile

 

 


creatures
travelling project of physical theatre
before the word, before the stage and the performing spaces, there is the relation between the bodies through the dance and the song.
we propose to show a specific use of the bodies derived from our search on physical relations, interacting with different spaces, even not theatrical ones… in bushes, caves, fortresses, squares, or theatres full of people...

The dance needs to show itself, to reveal itself, with simple direct and objective instruments. The dance does not have limitations that prevent it to be understood, does not need to be translated nor explained by theatre. It has independence and universal sign because it is acted simply and deeply. Who knows how to turn - with an action of constant will and a lifelong work - his body into a speaking instrument, will do dance actions that are already theatre. The fact that responsibility falls back on the dancer-choreographer makes his experience an authentic CREATIVE experience and not mere novellistic support. The dance expresses its shape of communication through the tools of the action, perceived from the action. We almost only use speech in order to express all the states and the stages of our conscience, meanwhile we have rendered the objects and the space protagonists of the flow of thoughts, therefore we have inhibited and reduced to the minimums one’s physical beauty.
The spiritual conscience tries justly very different tools in order to express itself, but we must know that the dance in its nobler use is the true and the very temple and word of the living spirit.            
The dance is the lively language of body-spirit connection. We must look at dance and song as a life experience under our eyes, like primigenial and last means of expression and communication. When in a dancer the emotion frees an impulse that makes visibile the images still invisibile, in this moment the images reveal themselves at a first stage through the body’s action. The dance (and consequently the choreographic composition) becomes comprehensible, popular only when it respects and preserves its meaning connected to the natural body language. This demands to proceed with discipline to this sort of meditation in action. We have to be patient an present to the situation in which we are, then it is necessary to know how to reduce the excess of mental participation and reach an “honesty’s ground zero” in which paradoxically we are open to our ideas.
Quality of the presence is the secret of every dance and song; only when the interpreter will be able to not depart from himself while acting he will become aware that his true body and his true voice are the officiants of the mystery of his action, only then we as an audience will assist every time to a new action and the ritual will be renewed in the mutual honesty to participate to it clean, both in the expectation of who donates and in the expectation of who receives. Time strength and space are the elements that give life to the action. The true real dominion of the dancer is the space, because he creates it. It is not only tangible space limited to the concrete space, but the imaginary, irrational space of the danced dimension. A space that becomes STATO and is not oneiric dimension because the dancer changes it in living experience with his own body and through his concrete actions celebrates his union with he imaginative space.
So dance turns itself in mystery language and bearer in reality of a travel to the centre of the being.
If the process that the dancer makes in order to go on stage is – thanks to a certain listening of his own body -  in a total clear awareness of technique and meaning, it’s possibile to tend to a real political action.
A creature speaks to other creatures with means shared by everybody - the BODY . He speaks through a community public action and in this sharing throws the bases of a political work.

Michela Lucenti for Balletto Civile

 

 

 

 

 

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